Rimozione e deindicizzazione dati

Al giorno d’oggi è molto semplice, per ognuno di noi, avere contenuti che lo riguardano in rete. In primis perché molto spesso siamo noi stessi ad immettere online tali contenuti. Il caso più lampante riguarda i social network che quasi tutti ormai utilizziamo, dove postiamo i nostri commenti, le nostre foto e quant’altro.

Inoltre, non è nemmeno molto difficile che qualche nostro dato possa finire online anche a nostra insaputa. Magari perché una notizia che ci riguarda viene pubblicata dagli organi di informazione, oppure perché i nostri amici o conoscenti pubblicano sulle loro pagine social notizie che ci riguardano o foto che ci ritraggono.

Occorre prestare attenzione, perché, come ormai molti sanno, i contenuti online sono molto difficili, se non impossibili, da rimuovere totalmente.
Ad esempio, un articolo riportante una notizia di cronaca può rimanere online praticamente per sempre, anche se la notizia non è più attuale. Questo perché le notizie vengono cancellate (o anche solo aggiornate) di rado.

Siamo perciò un po’ tutti esposti quotidianamente ai rischi che riguardano i contenuti online.

Come esercitare il diritto all’oblio

Il diritto all’oblio, già affermatosi da tempo, trova da ultimo la sua attuale regolamentazione nell’art. 17 del Regolamento (UE) 679/2016 (o GDPR).

La definizione di tale diritto la possiamo leggere sul sito internet del Garante Privacy: “Il diritto cosiddetto “all’oblio” (art. 17 del Regolamento) si configura come un diritto alla cancellazione dei propri dati personali in forma rafforzata. Si prevede, infatti, l’obbligo per i titolari (se hanno “reso pubblici” i dati personali dell’interessato: ad esempio, pubblicandoli su un sito web) di informare della richiesta di cancellazione altri titolari che trattano i dati personali cancellati, compresi “qualsiasi link, copia o riproduzione”.

Più in dettaglio, l’art. 17 del GDPR stabilisce che il diritto alla cancellazione, senza ingiustificato ritardo, sussiste quando:

  1. i dati personali non sono più necessari;
  2. l’interessato revoca il consenso;
  3. l’interessato si oppone al trattamento;
  4. i dati personali sono stati trattati illecitamente;
  5. i dati personali devono essere cancellati per adempiere un obbligo giuridico;
  6. i dati personali sono stati raccolti relativamente all’offerta di servizi della società dell’informazione.

In sintesi, con terminologia utilizzata da molti autorevoli autori, si potrebbe definire il diritto all’oblio come il diritto a “essere dimenticati”.

Tale risultato può essere ottenuto, anche attraverso la deindicizzazione dai motori di ricerca, che si realizza eliminando i contenuti in questione dai risultati delle ricerche effettuate online attraverso appunto tali motori. Questa risulta una misura abbastanza efficace, in quanto dopo la deindicizzazione diventerà molto difficile trovare tali contenuti online, se non conoscendo il preciso indirizzo web ove si trovano.

La deindicizzazione risulta spesso l’unica soluzione praticabile quando, ad esempio, i contenuti si sono diffusi e moltiplicati in rete al punto da rendere molto difficile risalire a tutte le pagine online che hanno riprodotto il contenuto.

Tuttavia, è bene tener presente che anche il diritto all’oblio ha dei limiti e quindi non tutti i contenuti online potranno essere rimossi e/o deindicizzati.

Difatti, secondo l’art. 17, paragrafo 3 del GDPR, tale diritto non trova applicazione:

  1. nell’esercizio del diritto alla libertà di espressione e di informazione;
  2. nell’adempimento di un obbligo giuridico o in esecuzione di un compito svolto nel pubblico interesse oppure nell’esercizio di pubblici poteri;
  3. per motivi di interesse pubblico nel settore della sanità pubblica;
  4. a fini di archiviazione nel pubblico interesse, di ricerca scientifica o storica o a fini statistici;
  5. per l’accertamento, l’esercizio o la difesa di un diritto in sede giudiziaria.

Come richiedere la cancellazione dei contenuti online

La cosa più semplice è quella di rivolgersi direttamente all’autore, al sito internet o alla piattaforma online che hanno pubblicato il contenuto. Si tratta molto semplicemente di inoltrare a tali soggetti la richiesta di rimozione e/o deindicizzazione.

I più popolari siti e piattaforme online, quali Google, Facebook, Twitter, YouTube e Blogger, prevedono la possibilità di segnalare i contenuti di cui si vuole chiedere la rimozione e/o la deindicizzazione. Al tal fine, hanno predisposto, sui rispettivi siti, dei moduli per inoltrare le richieste.

Attenzione però, tale segnalazione non viene automaticamente accolta, ma deve essere preliminarmente valutata tenendo conto di altri diritti o interessi in gioco, quali ad esempio il diritto di cronaca. Solo dopo tale vaglio potrà giungersi alla rimozione e/o deindicizzazione del contenuto (nei casi più gravi, può essere disposta anche la sospensione dell’account che ha pubblicato il contenuto).

Se la prima via non è percorribile, perché magari non siamo in grado di individuare l’autore, oppure il sito non prevede procedure di segnalazione, occorre contattare direttamente il responsabile dei contenuti del sito. Per individuarlo si può ricercare tale informazione sulla pagina dei contatti o nella privacy policy. Se anche in tal caso non si riesce ad individuare il responsabile, si può ovviare utilizzando il servizio WHOIS (whois.net), che consente di recuperare le informazioni di registrazione per qualsiasi dominio. Si tratta, in pratica, di un database con i nominativi di tutti quelli che registrano un dominio web.

C’è poi ancora un’alternativa, si può contattare l’hosting che offre lo spazio su cui è installato il sito, anche se si deve tener presente che spesso gli hosting non sono responsabili dei contenuti pubblicati, salvo, ad esempio, quando promuovono la diffusione dei contenuti. Anche nel caso dell’hosting, se non lo si riesce ad individuare, si può ricorrere al servizio WHOIS.

Resta, infine, come ultimo mezzo di tutela, qualora le procedure sopra descritte risultassero infruttuose, il ricorso alla giustizia, presentando un denuncia alla polizia postale o rivolgendosi ad un avvocato per proporre ricorso alla magistratura. Inoltre, quando il contenuto è costituito da dati personali, è sempre possibile rivolgersi anche al Garante Privacy, il quale può imporre la rimozione e/o deindicizzazione dei contenuti.

Consigli finali

In conclusione, ecco alcuni consigli pratici:

Nell’individuazione del soggetto cui inoltrare la domanda di rimozione o deindicizzazione, si deve prestare attenzione nel capire dove è collocato il contenuto sul web, al fine di indirizzare correttamente la domanda. Infatti, non sempre tale operazione risulta semplice.

Occorre poi verificare quali sono i criteri con cui il contenuto è indicizzato (es. parole o argomenti) sui motori di ricerca. Spesso, infatti, il contenuto è raggiungibile da vari siti e/o motori di ricerca utilizzando più chiavi di ricerca.

È inoltre utile verificare l’URL che porta al contenuto, in quanto possono esservi più varianti che si associano a link diversi. Spesso, infatti, lo stesso contenuto può essere associato a vari URL e link, pur provenendo dalla stessa fonte, portando a più risultati sui motori di ricerca. Di conseguenza i risultati da rimuovere saranno più di uno.

Infine, è importante capire dove sono localizzati i server, soprattutto se si tratta di paesi extra europei, perché ciò potrebbe avere rilievo sulla normativa applicabile.

Per concludere, un ultimo consiglio utile per la tutela dei propri dati.

Anche registrare un account su siti, forum o social network, di per sé comporta il rendere pubbliche informazioni che ci riguardano. In certi casi, quindi, può rivelarsi utile ed anche opportuno chiudere l’account. Ciò, a maggior ragione, quando si tratta di account che non si utilizzano più, perché magari creati per specifiche esigenze, esaurite le quali non abbiamo più usufruito del relativo servizio.

I fornitori dell’account, in molti casi, hanno fra le impostazioni la possibilità di cancellarsi, in tal caso l’operazione risulta semplice e veloce. In alternativa, si possono reperire sul web (almeno per i siti o le piattaforme più popolari) servizi che ci aiutano a cancellare in nostri account.

Ad ogni modo, si deve tenere presente che in alcuni casi tali procedure consentono solo di disattivare o sospendere l’account e non di cancellarlo.

Se con le metodologie appena indicate non si riesce comunque a cancellare l’account, vi è sempre la possibilità di procede nel modo indicato nel paragrafo precedente, relativo alla cancellazione dei contenuti online.

Avv. William Dispoto